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La Polizia di Stato di Siracusa ha eseguito all’alba un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette giovani avolesi, tra i 19 e i 24 anni, accusati – a vario titolo – di detenzione e porto abusivo di armi da guerra e clandestine, lesioni e spaccio di stupefacenti, in concorso.
L’operazione, condotta dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di Avola con il supporto della Polizia Penitenziaria, dei reparti cinofili e dei Reparti Prevenzione Crimine di Catania e Palermo, rappresenta l’esito di una complessa indagine avviata a inizio 2025 e coordinata dalla Procura di Siracusa.
Le investigazioni – basate su intercettazioni, attività tecniche e videosorveglianza – hanno documentato l’esistenza di un gruppo criminale stabile e strutturato, composto da giovani italiani sotto i 30 anni, dedito a spedizioni punitive armate, spaccio e introduzione di droga e telefoni cellulari nel carcere di Cavadonna.
Nel corso dell’indagine gli agenti hanno più volte sventato aggressioni imminenti, sequestrando armi ad alto potenziale prima che potessero essere utilizzate. Tra gli episodi più significativi:
- Arresto di un 21enne nell’agosto 2025, bloccato in un locale della costa siracusana mentre, armato di pistola a salve modificata, stava per colpire due giovani dopo un diverbio.
- Intervento di aprile 2025 ad Avola, con sequestro di mazze, bastoni, sfollagente e passamontagna destinati a un’aggressione contro un coetaneo pachinese.
- Arresto di tre sodali a Noto, sorpresi in una cascina a Falconara mentre occultavano armi, tra cui un AK47 e una pistola mitragliatrice MP40, con numerose munizioni.
Le indagini hanno inoltre evidenziato la forte coesione del gruppo, che garantiva ai membri detenuti un costante flusso di droga e telefoni cellulari. Sui social i giovani mostravano armi e si esibivano in prove di tiro, alimentando un’immagine di violenza e predominio sul territorio.
Sei dei sette indagati sono stati condotti nel carcere di Siracusa; il settimo, già detenuto per la stessa indagine, ha ricevuto la notifica in istituto. Sequestrati anche telefoni, dispositivi elettronici e 4.500 euro in contanti.
Resta fermo il principio di presunzione di innocenza: le posizioni degli indagati saranno valutate dall’Autorità giudiziaria nel corso del procedimento e definite solo in caso di eventuale condanna definitiva.

