Per la prima volta Siracusa ha vissuto la processione della veste, del velo e delle scarpette di Santa Lucia, un nuovo appuntamento di fede che arricchisce il calendario luciano e ribadisce come la devozione verso la patrona non si esaurisca nelle ricorrenze di dicembre e maggio, ma accompagni la città durante tutto l’anno.
Le reliquie, traslate dalla Cattedrale alla chiesa di Santa Lucia alla Badia lungo il tradizionale percorso di Ortigia, sono reliquie “per contatto”: non oggetti indossati direttamente dalla santa, ma elementi posti a contatto con le sue spoglie e per questo considerati sacri dalla tradizione cristiana.

Il valore di questi manufatti è legato anche al lavoro di studio e conservazione svolto nel tempo. Una tappa fondamentale risale al 17 febbraio 1992, quando la Deputazione della Cappella di Santa Lucia effettuò una ricognizione ufficiale delle sacre vesti. In quella occasione, sotto la supervisione dell’Arcivescovo Giuseppe Costanzo, l’esperto di fiducia prof. Tonino Golino svolse un ruolo centrale nell’analisi dei materiali, nella valutazione dello stato di conservazione e nelle indicazioni tecniche che portarono al trattamento antitarlo, al rinforzo delle fibre e alla ricomposizione delle scarpette ormai ridotte a frammenti. Un intervento accurato che ha permesso alle reliquie di giungere fino a oggi in condizioni idonee alla venerazione.

A rendere ancora più significativo l’evento di quest’anno è stato il ritorno del carro storico di Santa Lucia, restaurato grazie all’impegno di volontari e devoti. Prima dell’attuale tradizione dei portatori, infatti, il simulacro d’argento veniva trasportato proprio su questo carro, rimasto a lungo invisibile e ora restituito alla memoria collettiva come preziosa testimonianza della storia religiosa siracusana.

