Da cinque giorni una vasta parte di Ortigia, soprattutto il settore sud dell’isola, è senza acqua. La pressione non regge nelle zone più alte e Aretusacque non è ancora riuscita a risolvere un guasto che, alla prova dei fatti, appare come una rottura strutturale della rete, non un semplice inconveniente tecnico. Centinaia di famiglie sono allo stremo.
Il nodo è la capacità del nuovo gestore di intervenire con rapidità. Il Piano Economico Finanziario 2024‑2053, pubblicato dalla Regione Siciliana, mostra una sostenibilità formale ma non una strategia d’urto: investimenti lineari per circa 12,2 milioni l’anno, con un primo anno da 14,3 milioni che include però 2,26 milioni destinati all’acquisizione dei cespiti SIAM, non al rinnovo immediato delle parti più critiche della rete.
Il PEF indica che la copertura degli investimenti deriva quasi interamente da risorse generate dal servizio: FONI, tariffa, contributi pubblici, autofinanziamento. Circa 293 milioni arrivano dal FONI, pagato dagli utenti, e 68,5 milioni da contributi pubblici, ridotti rispetto alla precedente versione del piano. Il socio privato apporta 980 mila euro di capitale e un finanziamento soci da 9 milioni, remunerato al 6% e da restituire entro il 2045 con 6,7 milioni di interessi. Non risultano finanziamenti bancari o di terzi per avviare subito gli interventi.
Il punto critico è questo: gli investimenti vengono coperti da cittadini e collettività in un arco trentennale, mentre la rete presenta dispersioni fino al 67% in alcuni Comuni e disservizi gravissimi già da marzo. Se gli scenari del PEF non si realizzassero — morosità più alta, peggioramento della rete — occorre sapere chi debba coprire il fabbisogno finanziario per gli interventi urgenti. È necessario verificare se i patti parasociali confermino l’obbligo del socio privato di anticipare le risorse, come previsto negli atti di gara, o se tale obbligo sia rimasto generico.
Il Comitato chiede ad ATI Siracusa e ad Aretusacque di rendere pubblici e verificabili: – lo stato reale della rete e il fabbisogno per riportare l’acqua SUBITO nelle case; – gli interventi prioritari dei primi 36 mesi, con dettaglio delle tratte; – i patti parasociali che definiscono gli obblighi del socio privato; – gli obiettivi misurabili di riduzione delle perdite, con tempi e responsabilità.
Il tema non è la remunerazione del privato, fisiologica in una società mista. Il tema è se, a fronte di quella remunerazione, il territorio possa contare su risorse immediate, investimenti anticipati e un miglioramento rapido del servizio. Oggi il PEF rinvia il risanamento della rete ai flussi futuri della gestione e quindi alle bollette dei cittadini. Intanto, Ortigia resta senz’acqua e i residenti sono all’esasperazione.
