La micro-ricettività turistica siciliana, che genera un fatturato annuo di circa 9,5 miliardi di euro e sostiene oltre centomila famiglie, è sotto pressione a causa dell’inasprimento fiscale e normativo. L’aumento della cedolare secca al 26% per chi affitta tramite portali web, unito alle commissioni richieste dalle piattaforme e ai costi di gestione, riduce drasticamente la redditività: su una media di 70 euro incassati al giorno, il ricavo lordo si ferma a 14 euro, che si azzera se si considerano le spese di manutenzione.
Secondo Claudio Melchiorre, presidente del Mec ed esponente della segreteria nazionale di Socialdemocrazia Sd, questa situazione mette a rischio la tenuta sociale ed economica dell’intera regione. Le case vacanza rappresentano circa 130 mila posti letto in Sicilia e garantiscono la sopravvivenza economica di almeno 15 mila famiglie. Ogni posto letto genera una spesa turistica stimata in 90 euro al giorno, con un tasso di occupazione medio del 60%, traducendosi in circa 7 milioni di euro al giorno per l’indotto: stabilimenti balneari, guide turistiche, trasporti, ristorazione, cantine, frantoi e commercio locale.
La ricettività privata contribuisce con 2 miliardi di euro agli alloggi e altri 2,5 miliardi ai servizi turistici non alloggiativi, oltre a generare almeno 5 miliardi nell’indotto dei trasporti e delle attività collegate. Secondo gli esperti, l’offerta alberghiera non è in grado di assorbire questa domanda, che si rivolge a target diversificati e spesso predilige soluzioni più flessibili e familiari.
Il rischio, secondo Melchiorre, è che l’inasprimento fiscale porti alla chiusura di migliaia di attività, desertificando i centri storici e indebolendo il tessuto produttivo siciliano. L’appello è chiaro: serve una svolta politica che tuteli e valorizzi le case vacanza e i B&B, riconoscendoli come pilastri del turismo regionale e strumenti di coesione sociale.
