Ricorrono oggi due anniversari che parlano alla storia e all’identità della Sicilia: l’Autonomia regionale e la pubblicazione della Rerum Novarum, l’enciclica sociale di papa Leone XIII. Due date che, come ricordava don Luigi Sturzo, sono tutt’altro che una coincidenza.
In un articolo del 1947, Sturzo — fondatore del Partito Popolare, cittadino onorario di Siracusa e discepolo del vescovo Blandini — sottolineava come il 15 maggio, giorno dell’approvazione dello Statuto siciliano, fosse già celebrato come festa della democrazia cristiana in onore della Rerum Novarum. Una convergenza simbolica che, secondo il sacerdote, rivelava le radici cristiano‑sociali dell’Autonomia.
Sturzo ricordava come la visione espressa nelle encicliche Rerum Novarum e Quadragesimo Anno, insieme agli atti di Pio XII, avesse ispirato i primi democratici cristiani siciliani — Mangano, Arezzo, Torregrossa — nel concepire una Regione autonoma capace di rinascere in piena unità con l’Italia. E riconosceva alla Democrazia Cristiana un ruolo decisivo nel portare “in porto la piccola navicella autonomista”, pur senza escludere il contributo di altre forze politiche.
Ma Sturzo non nascondeva le difficoltà: l’attuazione concreta dell’Autonomia, ammoniva, sarebbe stata più ardua della sua conquista, ostacolata da burocrazia centrale, fragilità finanziarie e resistenze politiche. Per questo invitava i siciliani a un rinnovato spirito di iniziativa, sostenuti dalla solidarietà della DC nazionale.
Nel primo direttivo regionale democristiano sedeva anche un siracusano, il prof. Giuseppe Agnello, del quale ricorre quest’anno il 50° anniversario della morte.
Oggi, osserva l’autore, il ruolo dei cattolici nella vita politica e sociale — anche a Siracusa — appare marginale come mai prima. Eppure ricordare la Dottrina Sociale della Chiesa proprio nel giorno dell’Autonomia può essere utile, purché si riconosca che l’esperienza della Democrazia Cristiana è irripetibile, pur lasciando un patrimonio culturale e ideale che molti stanno rivalutando.
Un patrimonio costruito anche da figure di grande valore della provincia di Siracusa: Giuseppe Agnello, Corrado Piccione, Emanuele Reale, Angelo Caracciolo, Gaetano Lo Magro, Angelo Corso, Paolo Albani, Luigi Agati, Giuseppe Azzaro, Salvatore Di Martino, che nel secondo dopoguerra si batterono per un’autonomia ispirata ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa.
