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Dallo schermo alla pagina: Salvo Bottaro racconta i segreti della sua Ortigia

Telecittanews.it 1 Febbraio 2026
Dallo schermo alla pagina: Salvo Bottaro racconta i segreti della sua Ortigia

Salvo Bottaro è una delle voci storiche della comunicazione in Sicilia. La sua carriera spazia dalla radio alla televisione, consolidandosi tra Siracusa e Milano, dove si forma all’Accademia dei Filodrammatici.

Nel 2026 debutta nella narrativa con “Il silenzio dell’acqua”, un’opera che trasforma il dolore in impulso creativo e rinascita artistica. Lo abbiamo incontrato per un’intervista che attraversa parole, silenzi e luoghi.

Oggi, dopo una vita dedicata alla comunicazione, debutti come scrittore con “Il silenzio dell’acqua”. Com’è avvenuto questo passaggio?

«Il passaggio è stato naturale, quasi inevitabile. Dopo anni passati a dare voce ai fatti e alle storie degli altri attraverso la radio e la TV, ho sentito l’urgenza di scavare in una storia che mi apparteneva nel profondo. La scrittura richiede un silenzio diverso rispetto alla cronaca, un ascolto più intimo. In questo romanzo ho riversato la mia visione della Sicilia: una terra di bellezza abbagliante che però nasconde, nei suoi sotterranei, verità non ancora dette.»

Ortigia non è solo uno sfondo, ma sembra un vero personaggio del romanzo. Perché hai scelto proprio il cuore di Siracusa?

«Ortigia è la sintesi di tutto ciò che siamo. È un labirinto di pietra dove ogni angolo parla di una stratificazione millenaria. L’ho scelta perché è una città “doppia”: c’è quella solare che vedono i turisti e quella sotterranea, fatta di ipogei e segreti, che meglio si prestava a un noir. Il mio protagonista, Giulio, è un architetto: chi meglio di lui può “leggere” i messaggi nascosti tra le crepe di questi palazzi?»

Il titolo, “Il silenzio dell’acqua”, evoca atmosfere profonde e forse inquietanti. Cosa rappresenta per te questo silenzio?

«L’acqua è l’elemento che circonda e protegge Ortigia, ma è anche ciò che sommerge. Il silenzio a cui mi riferisco è quello delle memorie che non vogliamo affrontare, delle persone che svaniscono nel nulla, come la madre del protagonista. Nel libro, l’acqua diventa uno specchio: finché è ferma tutto sembra tranquillo, ma basta un sasso perché tutto ciò che era depositato sul fondo torni a galla.»

Nel romanzo si intrecciano archeologia, fede e criminalità. È un ritratto amaro della tua terra?

«È un ritratto onesto, ma non privo di speranza. Non credo nel pessimismo fine a sé stesso. Anche se i miei personaggi si muovono in contesti difficili e affrontano minacce invisibili, c’è sempre una spinta verso la verità. La Sicilia è una terra che mette alla prova, ma che ti regala anche gli strumenti per resistere.»

Dopo una carriera così lunga e ricca di soddisfazioni professionali, cosa provi nel presentarti al pubblico come “esordiente”?

«Provo una grande emozione e una profonda umiltà. Scrivere questo libro nel 2026 è per me un nuovo inizio, una sfida con me stesso. Non mi considero un arrivato, ma un narratore che ha ancora voglia di imparare e di emozionare.»

Tu ti sei formato all’Accademia dei Filodrammatici con un maestro assoluto come Ernesto Calindri. Quanto c’è della sua esperienza teatrale nel ritmo di questo romanzo?

«Ho studiato dizione a Milano con Ernesto Calindri. Da lui ho imparato il rispetto per il pubblico e per la parola, una regola che ho portato con me anche nella scrittura. Nel mio romanzo voglio che il lettore senta le voci dei personaggi, ne colga l’esitazione o la rabbia attraverso il ritmo della frase. Per me scrivere è un’estensione della voce: quando costruisco un dialogo, prima lo ascolto nella testa, ne cerco la musicalità, la pausa giusta. Un romanzo, come una messinscena, vive di tempi e di respiri.»

Molti lettori noteranno una profonda umanità e una certa malinconia che attraversa le pagine. Questo libro sembra nato da un’esigenza interiore molto forte. È così?

«Sì, la scrittura è stata per me un approdo necessario. Ci sono momenti nella vita in cui le prove che affrontiamo – alcune lontane nel tempo, altre purtroppo molto recenti e dolorose – ci mettono di fronte a silenzi difficili da colmare. Ho scelto di abitare questi silenzi con la narrazione. Senza entrare nel dettaglio di ferite che appartengono alla mia sfera privata, posso dire che in questo noir ho messo tutta la mia capacità di resilienza. Scrivere non cancella il dolore, ma permette di trasformarlo in una forza creativa che, spero, possa arrivare al cuore di chi legge.»

Che tipo di lettore hai immaginato mentre scrivevi “Il silenzio dell’acqua”?

«Ho immaginato un lettore curioso, disposto a lasciarsi guidare nei luoghi e nei silenzi della storia senza cercare risposte immediate. Non qualcuno in cerca solo di un enigma da risolvere, ma di un viaggio emotivo. Mi piacerebbe che chi legge si sentisse accompagnato, non spiegato: che possa riconoscere qualcosa di sé nei personaggi e portarsi dietro il libro anche dopo l’ultima pagina.»

Questo esordio apre un nuovo capitolo della tua vita creativa. Stai già lavorando a nuove storie? Sappiamo che stai pensando a racconti ambientati in due città che ami molto, Milano e Napoli.

«Sì, la scrittura ha aperto una porta che non ho intenzione di richiudere. Sto lavorando a un secondo manoscritto ambientato a Milano, una città che amo tantissimo e che mi ha formato profondamente, non solo dal punto di vista professionale ma anche umano. Napoli, invece, è un’idea che mi accompagna da tempo e che immagino come lo scenario di una terza storia: una città viscerale, stratificata, dove luce e ombra convivono in modo naturale. Sono luoghi diversi, ma accomunati da una forte identità, e credo che saranno il terreno ideale per continuare a esplorare i temi che mi stanno a cuore.»

Nonostante le ombre, il romanzo si chiude con un segnale di vita. È questo il messaggio che vuoi lasciare ai tuoi lettori?

«Assolutamente sì. Dopo aver scavato nelle viscere di Ortigia e nei segreti dei personaggi, era fondamentale per me riemergere. La vita ha una forza ostinata che non si ferma, nemmeno davanti alle tragedie più buie. Il mio romanzo è un omaggio alla rinascita, alla capacità di guardare avanti, nonostante le cicatrici che portiamo dentro.»

Ci sono storie che nascono dal rumore e altre che prendono forma nel silenzio. “Il silenzio dell’acqua, esordio narrativo di Salvo Bottaro, appartiene a queste ultime: un romanzo che ascolta, scava e restituisce senso ai luoghi e alle assenze.

Da Ortigia, il racconto è appena cominciato.

SALVO BOTTARO

disponibile su Amazon

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