La zona industriale di Siracusa entra nella fase decisiva della trasformazione del sistema di depurazione. Da settembre sono scattati i distacchi delle grandi aziende dagli impianti Ias, come imposto dalla Procura, avviando un processo che ridisegnerà l’intero assetto del polo petrolchimico. Entro fine anno quasi tutti gli operatori completeranno il trasferimento del trattamento dei reflui all’interno dei propri stabilimenti.
L’investimento per l’impianto interno di recupero e riciclo delle acque supera i 100 milioni di euro e permetterà all’azienda di riutilizzare l’acqua nei processi produttivi, riducendo l’emungimento dalla falda. Parallelamente è in fase di completamento un ulteriore sistema di affinamento da 5 milioni di euro per migliorare la qualità del prodotto destinato allo scarico.
Con il distacco delle grandi aziende, che sarà completato entro metà 2027, si apre il nodo del futuro del depuratore consortile. Nato per servire il polo industriale, dovrà riconvertirsi a una funzione civile. Oggi Priolo e Melilli conferiscono già i reflui urbani, ma i volumi non bastano a garantire l’operatività di un impianto progettato per grandi quantità. Per questo prende corpo l’ipotesi di convogliare in Ias anche i reflui di Siracusa, trasferendoli da Canalicchio e liberando il porto Grande dagli scarichi del Grimaldi.
In Regione si discute della governance futura: Palermo sembra orientata a un’acquisizione diretta della gestione del depuratore, ma resta da chiarire chi dovrà finanziare le opere per il possibile collettamento dei reflui siracusani. Sul tavolo ci sono il Comune di Siracusa e il gestore del servizio idrico integrato, ma il quadro non è ancora definito.
Intanto il tempo scorre e cresce la preoccupazione dei lavoratori della Industria Acque Siracusane, in attesa di capire quale sarà il destino dell’impianto e della loro occupazione.
