Un fine settimana dedicato alla scoperta, in occasione della Giornata internazionale della Guida Turistica 2026. Dopo la grande partecipazione di sabato 21 febbraio, domani domenica 22 febbraio i Santoni di Akrai apriranno per l’ultima giornata di visite gratuite, riportando al centro dell’attenzione un unicum del Mediterraneo rimasto chiuso per vent’anni.
L’apertura straordinaria è stata organizzata dalle guide AGTS e voluta dal Parco archeologico e dal Comune di Palazzolo Acreide, con il supporto dell’assessorato alla Cultura guidato dalla vicesindaca Nadia Spada, che ha lavorato per rafforzare la sinergia con Parco e Soprintendenza.
Durante l’incontro con il pubblico, Spada ha ricordato che “oggi non siamo qui per inaugurare qualcosa di nuovo, ma per restituire qualcosa di antico. E questa è una differenza enorme”. Dopo un lungo e complesso restauro, i Santoni tornano a mostrarsi, a raccontare, a dialogare con chi ha voglia di ascoltarli.
I Santoni non sono un semplice sito archeologico: sono una testimonianza rara, profondamente identitaria, motivo d’orgoglio per Palazzolo, per la provincia di Siracusa e per tutta la Sicilia. Un patrimonio che appartiene alla comunità, ma anche all’umanità intera.

La scelta di aprire proprio in queste giornate non è casuale: coincide con la festa delle guide turistiche, figure che Spada ha definito “mediatrici tra la pietra e l’anima, tra la storia e le persone”, ringraziandole per la passione e la dedizione con cui hanno reso possibile la riapertura.
Quello di oggi è uno sguardo ritrovato: la comunità torna ad abbracciare un luogo che le appartiene, dopo anni di silenzio che non sono stati attesa passiva, ma tempo di lavoro, restauro e cura. Il percorso, però, non è concluso. Spada ha espresso piena fiducia nell’Ente Parco e nel suo direttore, convinta che, in sinergia con la Soprintendenza, si possa arrivare presto a una fruizione stabile.
L’obiettivo è chiaro: non un episodio isolato, ma l’inizio di una nuova stagione in cui i Santoni diventino un riferimento culturale permanente, un attrattore di turismo consapevole, un luogo vivo. Perché — ha ricordato l’assessora — “la cultura non è un ornamento: è un’infrastruttura, forse la più potente che esista”.
Dopo duemila anni di storia, dominazioni, terremoti e abbandoni, i Santoni sono ancora qui. Oggi è la comunità a tornare da loro, con un impegno preciso: non lasciarli soli un’altra volta. In questo abbraccio tra passato e futuro, i Santoni tornano a essere ciò che sono sempre stati: un luogo sacro, un orgoglio di Sicilia, un patrimonio da consegnare — con rispetto — a chi verrà dopo di noi.
