Ci sono cerimonie che scivolano via tra le pieghe del protocollo e altre che, invece,
riescono a scendere in profondità, lasciando un’impronta indelebile sul ponte dell’unità e nei cuori
di chi vi assiste. Quella celebrata nel porto di Siracusa per l’avvicendamento al comando di Nave
Galatea appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. Un rito solenne e al contempo intimo, in
cui la rigidità della tradizione navale si è fusa con una carica di autentica emozione, segnando la
conclusione del mandato del Tenente di Vascello Luca Labella e l’inizio dell’incarico del pari
grado Giuseppe Fidone.
Alla presenza del Capo Squadriglia Unità Idrografiche ed Esperienze, Capitano di Vascello
Giuseppe Valentini, e delle massime autorità civili e militari della città — tra cui il Comandante
della Capitaneria di Porto di Siracusa, Capitano di Vascello Antonio Cacciatore —, il passaggio di
consegne ha rivelato l’anima più vera e viscerale della Marina Militare: una comunità stretta attorno
ai propri valori, alla propria storia e, soprattutto, alle proprie persone.
Una filosofia di guida: la responsabilità come bene comune.
Se c’è una cifra stilistica che ha definito il periodo alla guida del Comandante Labella, è la totale
assenza di egocentro. Fin dalle prime parole del suo discorso di commiato, pronunciate davanti
all’equipaggio schierato in impeccabile divisa estiva, il Comandante cedente ha spazzato via ogni
personalismo legato all’esercizio del potere, preferendovi la sostanza del servizio e dell’ascolto.
«Non ho mai sostenuto la retorica del vivere il comando come un bene personale. Il comando è
prima di tutto una responsabilità condivisa, un esercizio quotidiano di ascolto, fiducia e
collaborazione.»
In questo passaggio vibrante, scaturito dall’esperienza vissuta sul campo e non dai manuali, Labella
ha riassunto l’essenza di un anno vissuto fianco a fianco con i suoi uomini e le sue donne. Nessun
podio individuale, nessun trionfalismo solitario: per Labella ogni traguardo raggiunto da Nave
Galatea è stato un capolavoro corale, scolpito dalla fatica e dalla dedizione di un gruppo unito.
Un anno di rotta: la scienza al servizio del Paese.
Ma la sensibilità umana, a bordo di una nave da guerra, deve viaggiare di pari passo con il rigore
operativo. E il bilancio tracciato dal Tenente di Vascello Labella racconta la storia di un successo
operativo straordinario. L’unità idro-oceanografica della Marina Militare, sentinella silenziosa dei
nostri mari, ha vissuto sotto la sua guida mesi di intensa attività scientifica e strategica a supporto
del Servizio Idrografico.
Dalla felice ed efficace conclusione della Campagna Idrografica 2025, alle ardue e complesse
rilevazioni scientifiche tra le onde del Mar Ligure nell’ambito della Campagna SWIMLIG 26, fino
ad arrivare alle cruciali mappature della Campagna 2026 condotta proprio nelle acque della Sicilia
orientale: Nave Galatea si è confermata un presidio insostituibile per la sicurezza della navigazione,
la conoscenza dei fondali e la tutela dell’ecosistema marittimo del Paese.
Il cuore battente dell’unità: l’equipaggio silenzioso.

Il momento forse più toccante e partecipato dell’intera cerimonia si è consumato quando il
Comandante Labella ha rivolto lo sguardo verso il suo equipaggio. Non una generica menzione di
rito, ma un tributo accorato e profondo agli ufficiali, ai sottufficiali, ai graduati e a tutti i marinai
dell’equipaggio.
Labella ha voluto accendere i riflettori su quel lavoro spesso invisibile, ma vitale, condotto nei
locali macchine, tra le schede tecniche e durante le manutenzioni più complesse. Donne e uomini
che, lontani dalle luci della ribalta e dalle cerimonie, garantiscono ogni giorno che l’unità sia pronta
a prendere il mare in perfetta efficienza. «Voi siete il vero cuore operativo di questa nave», ha
ricordato il Comandante, sottolineando l’impegno costante profuso durante tutto il suo mandato
affinché tale eccellente professionalità venisse riconosciuta e valorizzata anche al di fuori delle
paratie della nave.
Parole di profonda e sincera gratitudine sono state dedicate anche alla Capitaneria di Porto di
Siracusa e al Comandante Cacciatore per la perfetta sinergia istituzionale, oltre che al Capo
Squadriglia, Capitano di Vascello Giuseppe Valentini, descritto da Labella come «un faro umano e
professionale, un riferimento costante da cui trarre insegnamenti preziosi nei momenti di
decisione».
La dimensione intima del dovere e il passaggio del testimone
Dietro ogni marinaio e dietro ogni ufficiale che indossa la divisa con orgoglio, c’è sempre una
famiglia che condivide in silenzio il peso delle assenze, delle maree e delle missioni. C’è stato un
velo di profonda commozione quando Labella ha rivolto un pensiero speciale alla moglie che, pur
non potendo essere presente fisicamente sul molo, è stata rievocata come il pilastro invisibile e
costante di tutto il suo periodo di comando. Un passaggio d’amore e gratitudine che ha toccato le
corde più intime di tutti i presenti.
Poi, lo sguardo si è rivolto al futuro. Affidando la nave al subentrante, il Tenente di Vascello
Giuseppe Fidone, Labella gli ha consegnato non soltanto un timone, ma un’eredità morale fatta di
uomini e donne «di grande e straordinario valore». Un augurio colmo di stima e di certezza: sotto la
guida di Fidone, Nave Galatea continuerà a solcare i mari con la stessa fierezza, raggiungendo
traguardi sempre più alti.
«Lascio Nave Galatea con orgoglio, gratitudine e affetto», ha pronunciato infine il Comandante
Labella con voce ferma ma incrinata dalla solennità del momento. Poi, la formula che unisce da
secoli i marinai di ogni epoca: «Mare calmo e vento in poppa».
Il triplice saluto acclamato con impeto e orgoglio — «Viva Nave Galatea! Viva la Marina
Militare! Viva l’Italia!» — è stato accolto da un lungo e scrosciante applauso, mentre la bandiera
riprendeva a sventolare sul mare di Siracusa, custode di una giornata che l’Ammiragliato e la città
difficilmente dimenticheranno.
