Abbiamo letto con attenzione le dichiarazioni del segretario della CNA di Siracusa,
Giampaolo Miceli in merito alla possibile tassazione al 26% sulle locazioni brevi
prevista nella prossima Legge di Bilancio. Pur comprendendo le preoccupazioni
legate alla qualità dell’offerta turistica, non possiamo condividere l’idea che un
aumento dell’imposizione fiscale possa rappresentare un elemento positivo o
riequilibrante del mercato.
Le locazioni brevi, le case vacanza, i B&B e le piccole strutture extralberghiere
costituiscono oggi una parte vitale e irrinunciabile del turismo siciliano.
Rappresentano un modello di accoglienza autentico, flessibile e diffuso, capace di
valorizzare anche le aree meno centrali e di offrire opportunità a tante famiglie e
microimprese. Ridurre tutto questo a un fenomeno “non professionale” o “di scarsa
qualità” significa ignorare la realtà: le recensioni e i dati disponibili mostrano infatti
che la ricettività diffusa gode di livelli di gradimento altissimi, spesso superiori a quelli
medi delle strutture alberghiere tradizionali. La qualità, nel turismo, non dipende
dalle dimensioni, ma dalla cura, dall’accoglienza e dalla passione con cui si opera.
Per questo riteniamo sbagliato contrapporre mondi che in realtà convivono e si
completano. Il turismo moderno è un sistema complesso e interconnesso, un vero
arcipelago fatto di hotel, agriturismi, locazioni brevi, case vacanza, affittacamere e
villaggi, ciascuno con la propria funzione e il proprio pubblico. Colpire una parte di
questo sistema significa indebolire l’equilibrio di tutto l’insieme.
Le dichiarazioni della CNA, forse senza volerlo, finiscono anche per danneggiare le
stesse imprese artigiane e di servizio che la confederazione rappresenta. Un
ridimensionamento del settore delle locazioni brevi avrebbe effetti negativi immediati
su lavanderie, imprese di pulizia, manutentori, giardinieri, attività di ristorazione,
NCC e tassisti: un indotto che vive in larga parte proprio grazie al turismo diffuso.
Colpire questo segmento significa, di fatto, penalizzare un’economia trasversale fatta
di piccole realtà locali, molte delle quali associate alla stessa CNA.
Inoltre, questa incertezza normativa e fiscale rischia di scoraggiare nuovi operatori e
investitori, anche in relazione ai numerosi bandi turistici promossi dalla Regione
Siciliana. In un momento in cui il territorio potrebbe attrarre risorse e progettualità, si
rischia invece di trasmettere un messaggio di instabilità e di mancanza di visione.
Il vero problema è proprio questo: manca una politica unitaria e coerente per il
turismo. Né il Governo nazionale, né la Regione, né molti Comuni, mostrano oggi
un’attenzione adeguata verso un comparto che rappresenta uno dei motori principali
dell’economia siciliana. Si procede per misure frammentarie e messaggi
contraddittori, senza un piano complessivo che valorizzi tutte le forme di ospitalità,
grandi e piccole, professionali e familiari.
Il turismo, in Sicilia, non ha bisogno di nuove divisioni o di guerre tra categorie. Ha
bisogno di una visione comune, di regole chiare e stabili, e di un reale investimento
nella qualità e nella formazione degli operatori. La ricettività diffusa non è un
problema da risolvere, ma una risorsa da sostenere, capace di portare lavoro,
identità e sviluppo ai nostri territori.
Speriamo che la discussione sull’aumento della tassazione diventi finalmente
l’occasione per aprire un confronto serio e costruttivo, che metta al centro il valore
economico e sociale del turismo diffuso e riconosca il ruolo fondamentale di chi, ogni
giorno, con impegno e dedizione, contribuisce a rendere accogliente la Sicilia. E l’a
nostra associazione è disponibile su questi teme e sulla progettualità nel settore
turistico al confronto con tutti gli attori in campo.
