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Omicidio Pellizzeri, chiuse le indagini: l’ombra dell’agguato dietro il delitto di via Elorina

Telecittanews.it 24 Marzo 2026
Omicidio Pellizzeri, chiuse le indagini: l’ombra dell’agguato dietro il delitto di via Elorina

La tragica vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Giuseppe Pellizzeri, l’ingegnere navale e stimato ufficiale della Guardia Costiera, entra ora nella sua fase decisiva. La Procura di Siracusa ha, infatti, notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti del trentunenne Francesco Mirabella, indagato per il delitto, segnando il passaggio procedurale che precede la richiesta formale di rinvio a giudizio.

Sarà ora il sostituto procuratore, Stefano Priolo, a formalizzare l’impianto accusatorio, definendo con precisione i capi d’imputazione che Mirabella dovrà affrontare davanti ai giudici. Questo atto non è solo un passaggio burocratico, ma apre ufficialmente la strada all’udienza preliminare, consentendo alla difesa — rappresentata dall’avvocato Antonio Meduri — di accedere al fascicolo completo e delineare nel dettaglio la propria strategia processuale.

Il profilo della vittima: un’eccellenza della Guardia Costiera

Giuseppe Pellizzeri non era solo un ufficiale, ma una delle menti più brillanti del panorama ingegneristico navale italiano. Tenente di Vascello della Guardia Costiera, aveva legato il suo nome alla progettazione e alla messa in mare di diverse unità della Marina Militare, mettendo un talento tecnico fuori dal comune al servizio della sicurezza nazionale.

Chi lo conosceva lo descrive come un uomo dalle straordinarie doti intellettive, in grado di districare complessità ingegneristiche rare, ma dotato al contempo di una profonda umanità e di una naturale propensione al dialogo. La sua scomparsa non rappresenta solo una tragedia privata per la famiglia, ma una perdita inestimabile per l’intero corpo della Guardia Costiera, dove il suo rigore professionale era diventato un punto di riferimento imprescindibile.

La ricostruzione dell’omicidio: una spedizione punitiva

I fatti che hanno sconvolto la città di Siracusa risalgono al pomeriggio del 10 giugno dello scorso anno. Alla base della tensione, tra Giuseppe Pellizzeri e Davide Mirabella (ndr padre dell’indagato) vi sarebbero stati diverbi legati al pagamento dell’affitto del locale, di proprietà della vittima.

Secondo quanto emerso dalle testimonianze e dai rilievi, il delitto non sarebbe il frutto di un raptus improvviso. Quel pomeriggio, Francesco Mirabella si sarebbe presentato presso il magazzino industriale di via Elorina insieme al padre e ad altre persone, armati di spranghe di ferro e con l’intento manifesto di distruggere le suppellettili all’interno del locale.

In quel momento, Giuseppe Pellizzeri non si trovava sul posto: l’ufficiale stava affrontando un percorso di riabilitazione fisica, a causa di un recente intervento alla spalla. Avvisato della presenza dei Mirabella e del pericolo per la sua proprietà, l’ingegnere ha raggiunto il luogo del diverbio in macchina. Ad attenderlo, però, c’era una trappola: Francesco Mirabella si sarebbe appostato dietro una vettura, attendendo l’arrivo della vittima per poi fare fuoco con una pistola calibro 7,65. Due colpi, dritti al petto, che lo avrebbero raggiunto proditoriamente, quasi a tradimento.

Pellizzeri, in un ultimo disperato sussulto, avrebbe tentato di inseguire il suo aggressore prima di accasciarsi al suolo. Trasportato d’urgenza in ambulanza al nosocomio aretuseo, Giuseppe Pellizzeri spirava dopo trenta minuti di terapia intensiva, risultata purtroppo vana.

Un vuoto incolmabile e il segno della speranza

Mentre la macchina della giustizia muove i suoi passi verso il dibattimento per fare luce sulle responsabilità di quella che appare come una spedizione punitiva, la famiglia Pellizzeri affronta un dolore ancora vivo. Un sentimento emerso con forza nei giorni scorsi presso la Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime, in occasione del battesimo della piccola Sofia Caterina, secondogenita dell’ufficiale e della moglie Ilenia.

La bambina è venuta alla luce alcuni mesi dopo la scomparsa del padre, un’assenza resa ancora più lancinante dalla brutalità della dinamica emersa dalle indagini, rendendo il rito ancora più carico di significato. La celebrazione, officiata da don Aurelio Russo, è stata un momento di raccoglimento collettivo che ha visto la partecipazione di numerosi familiari, amici e colleghi della Marina e della Guardia Costiera, tutti stretti in una partecipazione commossa.

Tra le navate del Santuario si è respirato un sentimento misto di dolore e speranza: da un lato il ricordo di una carriera brillante di un uomo di Stato, spezzata prematuramente, dall’altro la presenza di una nuova vita che rappresenta, per chi resta, un segno di continuità. Una cerimonia che ha toccato profondamente la comunità aretusea, la quale ora attende che la verità processuale renda giustizia a un uomo che ha dedicato la vita alle istituzioni.

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