La segnalazione arriva da un’atleta disabile, che si fa portavoce di tutti coloro che ogni giorno sfidano i propri limiti tra le mura della Cittadella dello Sport. Siamo cittadini, agonisti, persone con disabilità. Ma oggi, prima di tutto, siamo persone a cui è stato tolto un diritto fondamentale.
Per quasi tutto l’inverno, la temperatura dell’acqua della piscina comunale è rimasta a livelli inaccettabili. Non si tratta di un semplice disagio, ma di una vera e propria barriera fisica. Per i bambini significa esporli a rischi per la salute e allontanarli dalla loro passione. Per gli atleti di pallanuoto significa non potersi allenare dignitosamente per rappresentare la città. Per una persona con disabilità, l’acqua non è solo un ambiente: è il luogo dove la gravità allenta la presa, dove i muscoli trovano sollievo. O almeno, così dovrebbe essere. Ignorare questo problema equivale a dire a un disabile, a un bambino o a un atleta: “Qui per te non c’è posto”.

Nonostante le ripetute segnalazioni alle autorità competenti e alla gestione comunale, il silenzio è stato l’unico risultato. È gravissimo che una struttura pubblica così importante, fiore all’occhiello della città, venga lasciata in uno stato di abbandono funzionale.
Quest’anno entrare in piscina è diventato un incubo. Immaginate la scena: arrivi alla Cittadella, incastri gli impegni della giornata, ti prepari a dare il massimo… e ti ritrovi davanti un muro di ghiaccio. La cosa più frustrante è che tutti lo sanno. Abbiamo segnalato, spiegato, insistito: un bambino non può allenarsi così, un agonista sta perdendo mesi di preparazione, un disabile ha bisogno di quella vasca per vivere meglio. Eppure l’inverno è passato e nulla è cambiato.
È quasi paradossale: una città di mare e di sport che si perde dietro una caldaia o una gestione incapace di vedere le persone dietro i numeri. Un’indifferenza che scotta, mentre tutto il resto gela.
