La situazione della raffineria ISAB di Priolo è diventata una vera e propria emergenza industriale e sociale. A lanciare l’allarme sono le sigle sindacali UGL Chimici, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm, che chiedono con forza un intervento immediato del Governo per tutelare l’impianto e i lavoratori.
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Secondo i sindacati, questi eventi mettono in discussione la legittimità dell’assetto proprietario e la credibilità della gestione attuale, aggravando una situazione già segnata da tensioni finanziarie e incertezze gestionali.
«Dietro le sigle e le società off-shore ci sono famiglie, lavoratrici e lavoratori – sottolinea UGL Chimici –. L’incertezza di questi giorni è una minaccia reale per il reddito, la sicurezza e la dignità di migliaia di persone».
Durante l’incontro di ieri tra Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica presso Confindustria Siracusa, è emersa la necessità di:
Aprire un tavolo di crisi nazionale
Garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dei livelli occupazionali
Chiarire le prospettive industriali e i piani di investimento
Attivare fondi regionali per la formazione
Andrea Alario, Coordinatore Nazionale Energia UGL Chimici, ha dichiarato: «A Priolo non si gioca con il futuro di un territorio. Chi ha ottenuto l’autorizzazione governativa per l’acquisto deve rispondere degli impegni presi».
Il Segretario Nazionale Eliseo Fiorin ha aggiunto: «Serve un piano di tutela industriale, anche con una partecipazione pubblica temporanea. Se c’è bisogno di riportare lo Stato dentro le scelte strategiche, questo è il momento di farlo».
La conclusione è unanime: il polo industriale siracusano non può essere lasciato in balia di contenziosi internazionali e manovre finanziarie. I sindacati chiedono risposte concrete e immediate per mettere in sicurezza il sito, l’occupazione e il futuro di Priolo.
