A Siracusa si è recato alle urne il 46,41% degli aventi diritto, pari a 43.270 votanti su 93.233 iscritti. Un dato in forte crescita rispetto al 2025, quando ai cinque referendum abrogativi partecipò appena il 24,70% degli elettori. Le operazioni di voto si sono svolte regolarmente e lo spoglio, avviato subito dopo la chiusura dei seggi alle 15, ha confermato un orientamento chiaro: il “No” prevale in modo netto.
Nel capoluogo il “No” sfiora il 65%, mentre in provincia si attesta al 62%, lasciando poco spazio a interpretazioni. Solo Pachino (53,09% di “Sì”) e Portopalo (64,97%) rappresentano eccezioni in un territorio che, nel complesso, ha respinto la riforma costituzionale sulla Giustizia. Percentuali particolarmente elevate per il “No” si registrano a Priolo (73,16%), Sortino (70,53%) e Melilli (67,09%).
Il quadro siciliano conferma la tendenza: con il 61% di voti contrari, l’Isola si allinea al dato nazionale e in alcune province, come Palermo, il “No” supera il 66%. Una bocciatura pesante per i sostenitori del “Sì”, in particolare per Forza Italia e Fratelli d’Italia, che nelle ultime settimane avevano intensificato la campagna referendaria.
Il segretario provinciale del Partito Democratico, Piergiorgio Gerratana, interpreta il risultato come un segnale di attenzione dei cittadini verso l’equilibrio istituzionale e la necessità di riforme ponderate, sottolineando il lavoro di informazione svolto sul territorio. Dall’altra parte, i sostenitori del “Sì” riconoscono la sconfitta e leggono l’esito come un giudizio politico sull’operato del governo regionale. Il segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, parla di “risultato schiacciante”, mentre il deputato regionale Ismaele La Vardera definisce il voto “storico per la Sicilia”, interpretandolo come un segnale di cambiamento e come un avviso alla maggioranza che guida la Regione.
La consultazione, priva di quorum in quanto referendum confermativo, consegna dunque un Paese diviso e una Sicilia compatta nel respingere la riforma, con una partecipazione significativamente più alta rispetto alle precedenti tornate referendarie. Un dato che, per molti osservatori, avrà inevitabili ripercussioni sul dibattito politico regionale e nazionale.
