«La memoria non solo come ricordo, ma quale valore per la crescita democratica, la legalità e la
conoscenza. Questa l’eredità che ci hanno lasciato tutte le vittime di mafia, che abbiamo il compito
di fare nostra e trasferirla alle giovani generazioni per avere comunità libere e produttive».
Lo ha detto questa mattina in Piazza Borsellino a Canicattini Bagni, davanti alla stele che ricorda
Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutte le vittime di mafia, il Sindaco Paolo Amenta nel corso
della cerimonia del 34° Anniversario della strage di via d’Amelio che il 19 luglio 1992 uccise a
Palermo il giudice Paolo Borsellino, e cinque agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Agostino
Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina.
Presenti alla cerimonia con il Sindaco Paolo Amenta anche la Presidente del Consiglio comunale,
Loretta Barbagallo, gli Assessori e i Consiglieri comunali, la Dirigente del Commissariato di
Polizia di Noto, il Commissario Capo Mariantonietta Murè, il Comandante della Polizia
Municipale, Giuseppe Casella, rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, delle istituzioni
scolastiche e dell’associativismo, cittadini e il M° Fabio Miceli del Corpo Bandistico Città di
Canicattini Bagni alla cui tromba sono state affidare le note del Silenzio d’ordinanza.
Cerimonia sobria, nonostante la calura di questa estate, con la posa di una corona d’alloro alla stele
che ricorda Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e le vittime di mafia, che rinnova l’impegno della
città di Canicattini Bagni a non dimenticare il sacrificio di tanti uomini e donne dello Stato e della
Società civile nella lotta alle mafie, alla corruzione, all’illegalità.
«Un sacrificio che ha tracciato in modo indelebile la strada della legalità, della libertà e della
democrazia per lo sviluppo e la crescita collettiva – ha richiamato il Sindaco Paolo Amenta -. Un
patrimonio che non dobbiamo disperdere, in particolare oggi che in molte realtà cittadine, ad
iniziare da Palermo, si registra un rigurgito di violenza, soprattutto tra le fasce giovanili. Tutti
insieme, le istituzioni, le forze dell’ordine e la società civile, dobbiamo essere uniti nel fermare
questi fenomeni, così come le infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione, nei Consigli
comunali e nelle nostre città. Non solo, sempre insieme, dobbiamo altresì rivendicare piena luce su
tutti i “misteri” che circondano i fatti di sangue che hanno oscurato le pagine di storia del nostro
Paese, ad iniziare dall’Agenda Rossa di Paolo Borsellino mai ritrovata dal giorno dell’attentato».
