L’invecchiamento della popolazione è una delle sfide più complesse per il futuro della sanità, e la Sicilia non fa eccezione. Per capire come si sta muovendo il territorio, abbiamo intervistato il dottor Alfio Cimino, Direttore della Geriatria all’Ospedale Umberto I di Siracusa e guida regionale della SIGG (Società Italiana di Geriatria e Gerontologia). Diviso tra la corsia, l’insegnamento universitario e l’impegno sociale con il Lions Club Archimede, il dottor Cimino ci racconta cosa significa, oggi, prendersi cura dei pazienti più fragili.
Dottor Cimino, Lei dirige il reparto di Geriatria dell’Ospedale Umberto I di Siracusa. Quali sono oggi le principali sfide e le patologie più frequenti che vi trovate ad affrontare nel vostro reparto?
«La geriatria svolge un ruolo strategico e centrale nella sanità pubblica. Nei nostri reparti converge un numero esponenziale di anziani. Qui trattiamo le patologie più disparate, come lo scompenso cardiaco, la BPCO, il diabete, demenza senile e decadimento cognitivo, insufficienza renale cronica, anemia ed altre ancora.»
La popolazione italiana invecchia sempre di più. Quali sono oggi le principali sfide che la geriatria si trova ad affrontare?
«La geriatria si trova ad affrontare cambiamenti epocali per via dell’aumento esponenziale dell’età media, in Italia come in tutto il mondo occidentale. Attualmente gli anziani rappresentano già il 25% della popolazione, e questa percentuale è destinata a crescere. Questo dato impone una seria riflessione a chi governa i processi decisionali in Sanità: è fondamentale rafforzare l’offerta sanitaria in ambito geriatrico.»
Lei sostiene da tempo che l’obiettivo non sia soltanto vivere più a lungo, ma vivere meglio. Che cosa significa concretamente “invecchiamento in salute”?
«La grande sfida non consiste solo nel riuscire ad allungare la vita media dell’anziano ma anche e soprattutto nel migliorargli la qualità degli anni in più che si trova a vivere rispetto al passato. Per raggiungere questo traguardo è essenziale che lo stile di vita – inteso come un adeguato regime dietetico, una sana attività fisica e l’impegno nel sociale – tenga il paziente anziano “vivo” e stimolato il più possibile.»
Quali sono gli errori più frequenti che gli anziani e le loro famiglie commettono nella gestione della salute?
«Resiste ancora, purtroppo, il luogo comune che i pazienti anziani in quanto tali siano destinati a un inesorabile declino fisico e mentale; ma questo è vero solo parzialmente. Oggi la scienza medica geriatrica offre nuove e straordinarie opzioni di cura. Dobbiamo opporci con forza alla cultura dell’ageismo, che predica l’inutilità della terza età.»
Quando una persona dovrebbe sottoporsi a una visita geriatrica e quali segnali non andrebbero sottovalutati?
«Dopo i 75 anni tutti i pazienti meriterebbero un controllo geriatrico. Campanelli d’allarme come il decadimento cognitivo, il calo ponderale improvviso e la sarcopenia vanno sempre attenzionati con tempestività.»
Solitudine e isolamento sociale incidono davvero sulla salute degli anziani? Quanto pesa questo fenomeno nella sua esperienza quotidiana?
«Assolutamente sì. La solitudine e l’isolamento sociale incidono in modo drammatico sull’insorgenza di depressione e demenza. Sono condizioni di fragilità che vanno accuratamente evitate e contrastate»
Le malattie neurodegenerative, come le varie forme di demenza, preoccupano molte famiglie. Quali sono i primi campanelli d’allarme da osservare?
«Sintomi come la perdita di memoria, l’irrequietezza, la pseudodepressione e le allucinazioni non vanno mai sottostimati o archiviati come “normali effetti dell’età”.»
Lei ha più volte evidenziato l’importanza del lavoro di squadra tra specialisti. Quanto conta oggi l’approccio multidisciplinare nella cura dell’anziano?
«Il paziente anziano è, per sua natura, un paziente polipatologico. È perciò essenziale che, oltre alla figura centrale del geriatra, vengano coinvolte altre professionalità. Penso al supporto fondamentale del fisioterapista per la riabilitazione, del dietista per il programma nutrizionale e dell’assistente sociale per tutti quei casi – purtroppo non pochi – di anziani privi di un adeguato supporto familiare.»
Telemedicina, intelligenza artificiale e nuove tecnologie: possono davvero migliorare l’assistenza agli anziani oppure esiste il rischio di una medicina troppo impersonale?
«La telemedicina e le nuove tecnologie sono oramai strumenti essenziali nella geriatria moderna. Basti pensare che gran parte dei nostri pazienti viene dimessa dai reparti potendo contare sul servizio di teleassistenza.»
In Sicilia e guardando soprattutto al nostro territorio, quali sono le principali criticità nell’assistenza geriatrica e quali interventi ritiene prioritari per il futuro?
«Come sostengo da tempo, è essenziale rafforzare l’assistenza geriatrica su due fronti: sia in ambito ospedaliero, potenziando i reparti di geriatria, le lunghe degenze e le RSA, sia in ambito territoriale. Penso alle Case di Comunità, agli ambulatori di geriatria e all’istituzione del “geriatra di famiglia”, una figura fondamentale per una migliore gestione dell’anziano non deambulante.»
Il suo impegno non si ferma in corsia: è attivo nell’Ordine dei Medici di Siracusa e ricopre un ruolo di primo piano nel Lions Club (come Presidente del Club Archimede ndr). In che modo l’attività di servizio nei Lions si intreccia con la sua missione di medico sul territorio?
«Essere un Lion significa interpretare la propria professione come un servizio autentico a favore di chi ha bisogno. Lo spirito lionistico trova, a mio avviso, la sua massima realizzazione concreta proprio nella professione medica. Una medicina che non può basarsi solo sulle competenze tecniche, ma che deve trovare nella profonda empatia con i pazienti e con le loro famiglie la sua massima espressione. Donarsi agli altri e servire la gente: questo incarna la mia professione e lo spirito dei Lions.»
Dal Liceo Classico “Tommaso Gargallo” alla direzione della Geriatria: lei è un siracusano che ha scelto di mettere le proprie competenze a servizio della propria terra. Qual è il suo augurio o il suo prossimo obiettivo per la sanità siracusana?
«Il mio auspicio più grande è che in tempi accettabili si giunga alla realizzazione concreta del nuovo Ospedale di Siracusa, opera di cui tutta la comunità provinciale ha reale necessità.»
Per concludere: dopo oltre trentacinque anni dedicati alla geriatria, qual è l’insegnamento più importante, umano o professionale, che i suoi pazienti le hanno trasmesso?
«Grazie all’affetto e la stima di tantissimi pazienti ho scoperto che il nostro è un lavoro bellissimo che va fatto con umiltà e passione. È sicuramente gratificante dopo decenni di lavoro nelle corsie dell’ospedale incontrare familiari e pazienti che si ricordano di noi, manifestando apprezzamento e gratitudine nei nostri confronti, anche nei casi in cui l’epilogo finale non è dei migliori ma riconoscendo la serietà del nostro impegno professionale ed umano.»

Le parole del dottor Alfio Cimino lasciano impresso un messaggio chiaro: la sanità non è fatta solo di cartelle cliniche e posti letto, ma vive di quell’empatia e di quel patto di fiducia che si rinnovano ogni giorno tra medico, paziente e famiglia. In un momento storico in cui il sistema sanitario affronta sfide epocali, la testimonianza del primario dell’Umberto I ci ricorda che la medicina di cui abbiamo bisogno è proprio questa: competente, lungimirante e, sopra ogni cosa, profondamente umana.
