Il futuro del servizio idrico integrato in provincia di Siracusa torna davanti ai giudici amministrativi. I comuni di Francofonte e Portopalo di Capo Passero hanno impugnato davanti al Tar Sicilia i decreti con cui l’Assessorato regionale all’Energia ha nominato dei commissari ad acta incaricati di sostituire sindaci, giunte e consigli negli adempimenti necessari alla costituzione di Aretusacque S.p.A.
Secondo i due comuni, l’intervento regionale avrebbe prodotto un “effetto espropriativo” delle prerogative degli enti locali. Le difese contestano la legittimità dei poteri esercitati dall’Assessorato, ritenendo che eventuali azioni sostitutive spettino al Presidente della Regione. Inoltre, giudicano irragionevole l’estensione del commissariamento fino alla definizione della governance societaria, ritenendo tali scelte di esclusiva competenza dei soci pubblici.
L’Ati di Siracusa e l’Avvocatura dello Stato difendono invece la correttezza dell’intervento, sostenendo che l’azione sostitutiva fosse indispensabile per superare l’inerzia dei comuni, rispettare le scadenze della gara per il socio privato e non compromettere gli obiettivi del Pnrr e la chiusura delle procedure di infrazione sulla depurazione.
Il Tar, però, non è entrato nel merito. Il Collegio ha disposto l’integrazione del contraddittorio: nel giudizio dovranno essere coinvolti formalmente Aretusacque S.p.A. e tutti i comuni della provincia, in quanto soci e potenziali soggetti interessati da un eventuale annullamento degli atti.
L’udienza è fissata per il 3 dicembre. Fino ad allora, la gestione del servizio idrico siracusano resta sospesa tra autonomia comunale e poteri sostitutivi regionali, in attesa di capire se la nomina dei commissari sarà ritenuta legittima o un’ingerenza indebita.
