La comunicazione ufficiale arrivata ieri in Consiglio comunale segna la fine di una storia iniziata nel 2023 e trascinatasi tra ricostruzioni parziali, tensioni politiche e cambi di rotta. Il Ministero dell’Ambiente ha infatti notificato l’archiviazione del procedimento EL‑558, dopo che Terna ha richiesto la chiusura dell’iter autorizzativo per la stazione elettrica 380/150 kV prevista a Palazzolo Acreide.
Il progetto nasceva dalla richiesta di connessione avanzata nel 2023 da E‑Distribuzione per una nuova cabina primaria. In base a quella richiesta Terna aveva elaborato la soluzione tecnica che prevedeva la costruzione della stazione elettrica e l’inserimento sulla linea 380 kV “Chiaramonte Gulfi – Priolo”. Il Mase aveva avviato il procedimento nel 2024.
La svolta è arrivata il 17 luglio 2026, quando Terna ha comunicato che E‑Distribuzione ha annullato la richiesta di connessione, dichiarando che l’iniziativa “non è più di proprio interesse”. Venuto meno il presupposto tecnico‑funzionale dell’intervento, il Ministero ha disposto l’archiviazione, informando tutti gli enti coinvolti.
La rinuncia chiude anche il fronte politico aperto negli anni precedenti. Nel 2023 erano emerse interlocuzioni preliminari con la società, mai chiarite pienamente e rimaste al centro di contestazioni. Nel 2025, poi, l’Amministrazione era stata attaccata per aver rigettato un altro progetto energetico nell’area archeologica di Santo Lio, inizialmente accompagnato da sospetti e insinuazioni, poi riconosciuto come scelta corretta e condivisa da tutto il Consiglio e dai residenti.
In quella fase, anche l’assessore ai Lavori Pubblici Pietro Spada era stato bersaglio di accuse infondate, con allusioni a presunti interessi personali mai suffragati da elementi concreti. Una stagione di sospetti che ha contribuito a rendere ancora più complessa la gestione pubblica della vicenda.
Oggi, con la comunicazione ministeriale, la pagina si chiude definitivamente. Il procedimento è archiviato, il progetto non esiste più, e il sito di Santolio non sarà stravolto.
Una conclusione che, al di là delle polemiche, lascia un messaggio chiaro: quando un territorio difende la propria identità, anche le opere più grandi possono fermarsi.

