Un nuovo episodio di brutale violenza domestica ha scosso la Sicilia, riportando al centro dell’attenzione nazionale il dramma silenzioso di tante donne. Catania, una donna di 31 anni, affetta da una patologia cronica e reduce da un intervento chirurgico, è stata aggredita dal marito con calci, pugni e schiaffi, fino a perdere i sensi.
L’allarme è scattato grazie alla chiamata disperata della vittima alla Sala Operativa della Polizia, interrotta bruscamente quando l’uomo è tornato nella stanza. Gli agenti, giunti sul posto, hanno trovato la donna in condizioni gravissime: il volto tumefatto, una copiosa perdita di sangue alla testa e difficoltà a parlare. Dopo aver aperto la porta strisciando fino all’ingresso, è stata soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale, dove le sono stati diagnosticati una frattura alle ossa nasali e un trauma cranico. La prognosi resta riservata, con almeno 45 giorni di riposo prescritti.
Fondamentale è stato il ruolo di una poliziotta che, con sensibilità e professionalità, ha conquistato la fiducia della vittima, inducendola a raccontare quanto accaduto. Le immagini di videosorveglianza acquisite dagli agenti hanno confermato la dinamica dell’aggressione, documentando la brutalità dell’uomo, che ha colpito la moglie proprio nei punti in cui era stata operata.
L’aggressore, già noto alle forze dell’ordine, è stato rintracciato poco dopo e arrestato per lesioni personali gravi. Il giudice ha convalidato l’arresto, disponendo la custodia cautelare in carcere.
Secondo le testimonianze raccolte, la donna sarebbe stata vittima di violenze anche in passato, mai denunciate per timore di ritorsioni. Questo episodio, pur avvenuto a Catania, richiama l’urgenza di una risposta collettiva: il femminicidio non è un problema locale, ma una ferita nazionale che richiede prevenzione, protezione e giustizia.
