Arrestato nella notte un uomo di 47 anni nell’ambito di un’operazione della Polizia Ferroviaria di Siracusa contro i furti di rame lungo la tratta ferroviaria Siracusa-Santa Teresa Longarini. L’uomo, un cittadino tunisino, è accusato di furto aggravato di rame e interruzione di pubblico servizio.
L’arresto è il risultato di un’intensa attività di monitoraggio avviata dalla Polfer dopo una serie di episodi che nelle ultime settimane avevano colpito l’infrastruttura ferroviaria, causando disservizi alla circolazione dei treni, disagi per i viaggiatori e ingenti costi di ripristino per Rete Ferroviaria Italiana.
Gli agenti, impegnati in servizi notturni di osservazione e appostamento organizzati in collaborazione con RFI e con il supporto del personale FS Security & Risk, hanno sorpreso il sospettato mentre si introduceva nel sedime ferroviario attraverso un varco nei pressi di un passaggio a livello. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il quarantasettenne avrebbe approfittato dell’oscurità e della vegetazione presente nella zona per recidere e sottrarre cavi di rame installati lungo la linea.
L’intervento immediato dei poliziotti ha consentito di bloccare l’uomo e interrompere l’azione criminosa, nonostante il tentativo di fuga. Condotto negli uffici della Polizia Ferroviaria per gli accertamenti di rito, è emerso che il soggetto aveva numerosi precedenti penali, anche per reati analoghi, risultava senza fissa dimora ed era irregolare sul territorio nazionale.
Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, l’arrestato è stato trasferito nella casa circondariale di Siracusa-Cavadonna. Gli operatori della Polfer hanno inoltre avviato le procedure per richiedere l’espulsione dal territorio nazionale, che sarà valutata dagli uffici competenti.
L’operazione rientra nelle attività di contrasto ai reati predatori ai danni delle infrastrutture ferroviarie, con particolare attenzione ai furti di rame che mettono a rischio la sicurezza della circolazione e la continuità del servizio ferroviario.
Si ricorda che, come previsto dalla legge, l’indagato è da ritenersi presunto innocente fino a eventuale condanna definitiva.
