C’è un momento preciso della giornata in cui Ortigia smette di essere semplicemente un centro storico e diventa uno stato d’animo. È la mattina presto, quando il mercato sta muovendo i primi passi tra i profumi di spezie e pesce fresco, e la prima luce del sole comincia a indorare la pietra calcarea. È un’immagine che porto dentro da sempre: per chi è cresciuto tra questi scorci, correndo da bambino a perdersi nei vicoli della Giudecca o della Graziella, quest’isola non è un semplice quartiere, ma un pezzo d’anima.
Passeggiare oggi per Ortigia non è mai solo un tragitto fisico: è un viaggio continuo tra la bellezza che ti incanta e la consapevolezza di chi la vive tutti i giorni. Proprio perché la si ama con quel sentimento viscerale e protettivo che solo chi è nato qui conosce, è impossibile percorrere queste strade chiudendo gli occhi di fronte a ciò che non va. Amare Ortigia significa difenderla!
La meraviglia che non smette di incantare
Il percorso è quello di sempre, quello che facevo da ragazzo e che non ha mai smesso di togliere il fiato. Si attraversa il Ponte Umbertino e ci si ritrova al cospetto del Tempio di Apollo, sentinella discreta della Siracusa greca.
Poi ci si perde nel dedalo di stradine che regalandoti improvvisi scorci d’azzurro ti guidano verso la maestosità scenografica di Piazza Duomo. Impossibile non fermarsi a guardare la facciata barocca della Cattedrale, una struttura viva che racchiude dentro di sé le colonne del tempio dorico di Atena: un luogo dove il tempo sembra essersi sovrapposto invece di scorrere. E poi giù verso la Fonte Aretusa, con il suo papiro che specchia il mare, fino ad arrivare alla mole imponente del Castello Maniace, dove da piccoli ci si fermava a guardare l’orizzonte sognando ad occhi aperti.
Le sfide di oggi: dove possiamo fare di più
Ma lo sguardo di chi vive l’isola non può fermarsi alla cartolina. Rispetto a quando ero bambino, Ortigia è cambiata tantissimo: è più viva, più internazionale, ma anche più fragile.
La congestione e il traffico: Vedere auto e scooter arrampicati su angoli storici o a ridosso dei palazzi barocchi fa male. Ortigia ha un perimetro delicato. Servono parcheggi scambiatori davvero funzionali all’esterno e una mobilità dolce (navette elettriche continue, bici condivise) per permettere a tutti di viverla a passo d’uomo, restituendo ai vicoli il silenzio che meritano.
L’anima residenziale che sfuma: Molte delle case in cui abitavano i miei compagni di scuola o le vecchie botteghe di quartiere oggi sono diventate strutture ricettive. Il turismo è una risorsa fondamentale, ma Ortigia non deve trasformarsi in un villaggio vacanze a cielo aperto. Servono incentivi per far tornare le famiglie ad abitarci e per tutelare l’artigianato locale, altrimenti rischiamo di conservare le mura ma smarrire l’anima.
I dettagli dimenticati: Fa rabbia vedere, a due passi da un palazzo ristrutturato a regola d’arte, scorci abbandonati all’incuria, spazzatura gestita male nei picchi estivi o arredi urbani improvvisati. Un’illuminazione studiata con cura, più pulizia e piccole attenzioni quotidiane farebbero risplendere anche gli angoli meno battuti dai tour operator.
Il mare vissuto tutto l’anno: Il rapporto tra Ortigia e l’acqua è viscerale. Valorizzare e curare gli accessi al mare, le discese scogliose e la marina non solo nei mesi caldi, ma come spazio pubblico permanente, restituirebbe ai siracusani il loro legame naturale con il mare.
Il nostro sguardo sul futuro
Ortigia non ha bisogno di essere reinventata: la sua bellezza stratificata è già tutta lì, forte e generosa. Ha solo bisogno di essere protetta e custodita dall’usura del tempo e della disattenzione.
Da cittadino prima ancora che da cronista, credo che tutelarla non significhi chiuderla sotto una teca di vetro, ma governarne la crescita con il rispetto che si deve a un luogo sacro. Perché Ortigia non è solo una meta d’autore per turisti di passaggio. È il vento di scirocco che piega i papiri di Aretusa, è il profumo di salsedine che sale dai bastioni al tramonto, è la pietra bianca che brilla anche al buio. È la nostra casa. E merita di essere amata, curata e difesa, ogni singolo giorno, per un futuro all’altezza della sua storia.
