«Abbiamo scelto di fare un racconto al contrario». Con queste parole Pippo Simone, vicepresidente nazionale de I Borghi più belli d’Italia, ha aperto stamattina a Erice il primo panel del Sicily B Fest, il festival dedicato ai borghi siciliani che quest’anno celebra la sua prima edizione.
Un racconto al contrario rispetto a quello a cui si assiste spesso durante i convegni dedicati ai piccoli comuni, dove a prevalere sono le criticità: spopolamento, difficoltà nei collegamenti, carenza di infrastrutture e costi sempre più difficili da sostenere per mantenere i centri storici. Problemi concreti, con cui amministratori e comunità si confrontano quotidianamente, ma che rischiano di trasformarsi in un elenco di difficoltà senza prospettive.

La scelta del festival è stata invece quella di partire dalle soluzioni, dando spazio alle buone pratiche già sperimentate dai Comuni, affinché possano diventare un modello da condividere e replicare anche in altri territori.
Il filo conduttore degli interventi è stato il valore del fare fronte comune. Un concetto richiamato fin dall’apertura dalla sindaca di Erice, Daniela Toscano, e ripreso nel corso della mattinata dai diversi relatori. Per i piccoli borghi, infatti, fare rete significa contrastare il rischio dell’isolamento istituzionale e acquisire maggiore forza nel dialogo con le istituzioni.

In questa direzione si inserisce la proposta illustrata da Michelangelo Giansiracusa, coordinatore regionale della rete, che ha sottolineato la necessità di inserire in una legge regionale le risorse destinate ai borghi. Un passaggio fondamentale per garantire continuità agli interventi e impedire che i finanziamenti possano essere revocati in futuro per decisioni contingenti.

La mattinata è stata dedicata soprattutto alla scuola e all’educazione, considerate leve strategiche per il futuro delle comunità locali. A raccontare alcune esperienze concrete è stato Alessandro Caiazzo, sindaco di Buccheri, che ha illustrato iniziative nate dall’impegno dell’amministrazione comunale e capaci di produrre risultati anche oltre i confini del paese. Tra queste, il regolamento comunale sui tartufi, che nell’arco di un anno ha contribuito al percorso che ha portato all’approvazione di una legge regionale, e l’attivazione di un CUP comunale, pensato per garantire un servizio ai cittadini dopo la soppressione di quello dell’ASP.

Il ruolo della formazione è stato al centro dell’intervento di Marco Platania, docente universitario, che ha presentato il Master in Management Pubblico dello Sviluppo Locale dell’Università di Catania. Il percorso formativo, arrivato a sedici edizioni, ha coinvolto circa 250 professionisti, grazie anche a borse di studio cofinanziate dalla rete dei Borghi più belli d’Italia e dai Comuni aderenti.
Tra le esperienze presentate, particolare rilievo ha avuto quella illustrata da Giuseppa Mandina, dirigente dell’Istituto Florio di Erice, che ha scelto di riportare la scuola nel cuore del borgo. Il progetto prevede uno studentato ricavato all’interno di un ex convento, che oggi consente a circa 150 ragazze e ragazzi di tornare a vivere il centro storico. Una presenza che non nasce da un obbligo, ma da una scelta, e che contribuisce a restituire vitalità agli spazi del paese.
È proprio in questa prospettiva che scuola, servizi e collaborazione istituzionale diventano strumenti per contrastare lo spopolamento e costruire nuove opportunità. Perché il turismo può attirare visitatori, ma sono l’istruzione, i servizi e le occasioni di crescita a rendere possibile una permanenza duratura.
Il messaggio emerso dal primo panel del Sicily B Fest è chiaro: il futuro dei borghi non si costruisce soltanto denunciando ciò che manca, ma mettendo in comune ciò che funziona. Il turismo fa arrivare, la scuola fa restare. La rete fa durare.
