SIRACUSA – Esistono pagine della nostra storia locale che non si lasciano cancellare dal tempo o dalla trasformazione del paesaggio. C’era un tempo in cui Marina di Melilli non era un nome evocato con il nodo alla gola o confinato nei libri di storia locale, ma un borgo marinaro vivo, fatto di reti stese ad asciugare al sole, profumo di salsedine, tradizioni contadine e porte aperte sulla via. Poi, negli anni Settanta, l’avanzata inesorabile dell’industrializzazione e la nascita del polo petrolchimico inghiottirono quel pezzo di costa siracusana. Case abbattute, famiglie sradicate, un’intera comunità letteralmente cancellata dalla mappa per fare spazio al cemento e alle ciminiere. Una ferita profonda, rimasta per oltre mezzo secolo sepolta sotto il silenzio della modernità.
Sabato prossimo, 19 settembre, a partire dalle ore 20:00, quella memoria tornerà finalmente a parlare e a pretendere ascolto nel luogo che più di ogni altro rappresenta la cassa di risonanza della nostra identità: il Parco Archeologico della Neapolis, nell’area antistante la maestosa cornice dell’Orecchio di Dionisio. Qui andrà in scena “La Tragedia di Marina”, per la regia di Mario Dotti.
Una storia vera tra mito e denuncia civile
Non si tratta di una semplice rievocazione, ma di un atto di restituzione collettiva che riporta in scena la vicenda del villaggio costiero sacrificato cinquant’anni fa sull’altare dell’industrializzazione e sradicato per lasciare spazio al colosso petrolchimico.
Una storia vera. Una comunità cancellata. Una memoria che torna a parlare. Un’opera intensa che intreccia la tragedia greca classica con la denuncia civile contemporanea. Liberamente tratta dal romanzo “Il nome di Marina” di Roselina Salemi, la pièce dialoga direttamente con le parole immortali di Euripide, Sofocle ed Eschilo, trasformando il dramma locale in un mito universale di resistenza ed espiazione.
Un cast d’eccezione per un dramma corale
A dare corpo e anima a questo racconto saranno interpreti di straordinaria sensibilità. Francesco Di Lorenzo, attore siracusano dalla lunga ed eclettica carriera teatrale e cinematografica, vestirà i panni dell’”Uomo qualunque”, incarnando la figura di Salvatore Gurreri: simbolo d’ostinata resistenza, ultimo testimone che rifiutò fino all’ultimo di vendere la propria casa e la propria memoria all’avanzata delle fabbriche. Al suo fianco, una presenza d’eccezione come Carmelinda Gentile, attrice siracusana ben nota al grande pubblico anche televisivo e di profonda formazione classica, che interpreterà il ruolo di Cuncittula, figura drammatica e viscerale. Il cast si arricchisce delle interpretazioni di Lorenzo Falletti (nel ruolo di Simone Palombo), Beatrice Tondo (Lina), Giulia Lantieri (Angioletta) e Rossella Salibra nei panni della Corifea.
Elemento strutturale e poetico dell’opera è il Coro, interpretato dagli allievi del laboratorio teatrale CNA Pensionati: cittadini e testimoni che prestano i propri corpi e le proprie voci per ridare forma agli abitanti del villaggio scomparso. In scena ci saranno: Giusy Cannella, Lucia Ippolito, Carmen Bellomia, Maria Carnemolla, Cinzia Blancato, Daniela Cannarella, Federica Assenza, Lidia Fiorilla, Franca Morreale, Iole Di Lorenzo, Lucia Aloscari, Lucia Bianca, Maria Rosa Schiavone, Miranda Alaimo, Nello Moncada, Tiziana Aloscari ed Enza Battaglia. Il pathos dell’opera sarà scandito dalle musiche originali eseguite dal vivo da Raffaele Schiavo (voce e percussioni), affiancato dalle note avvolgenti del violoncello di Arianna Fallico e dal flauto traverso di Maria Lucia Mangiameli.
Cultura e solidarietà
L’evento è promosso da Università delle Competenze e da CNA Pensionati, insieme all’Associazione Nazionale San Paolo – Comitato zonale Siracusa e la Fondazione Impresasensibile di Roma.
L’iniziativa, oltre al valore culturale, riveste una fondamentale finalità etica: i fondi raccolti sosterranno il progetto benefico “Semi di Speranza”, destinato alla costruzione di un istituto di formazione artigiana a Bafatà, in Guinea Bissau. Un ponte ideale tra la Sicilia e l’Africa, affinché dal dolore di una comunità cancellata possa germogliare un futuro di riscatto e di lavoro per chi ne ha più bisogno.
