Mentre alcuni Paesi — come la Slovenia, già alle prese con limiti giornalieri per privati e imprese — corrono ai ripari, l’Italia guarda con crescente attenzione ai propri poli strategici. Tra questi, la provincia di Siracusa emerge come il vero baricentro della sicurezza energetica nazionale.
Il polo petrolchimico di Priolo, rappresenta un vantaggio competitivo per il Paese, soprattutto in un’Europa che negli anni ha smantellato gran parte della propria capacità di raffinazione.
Ma proprio Priolo vive un paradosso: produce enormi quantità di gasolio, eppure una parte significativa potrebbe essere vincolata da contratti di export. Il rischio è che il carburante raffinato in Sicilia finisca all’estero mentre i distributori italiani affrontano carenze sempre più concrete.
Le scorte nazionali di gasolio coprono appena un mese di consumi, mentre la benzina non presenta criticità immediate. Il GPL, invece, è il vero tallone d’Achille: l’80% arriva dall’estero e i prezzi sono quasi raddoppiati. Senza la proroga del taglio delle accise, il diesel avrebbe già superato i 2,30 euro al litro.
Mentre l’Europa attende l’ultimo carico significativo di carburante per aerei — previsto per il 9 aprile — cresce la preoccupazione per il traffico aereo, cruciale per il turismo nel Sud-Est siciliano.
Per Priolo, la sfida dei prossimi mesi sarà trovare un equilibrio tra gli impegni commerciali internazionali e il fabbisogno interno, in un contesto in cui l’energia è tornata a essere una risorsa scarsa, preziosa e contesa.
