Michelangelo Giansiracusa interviene nuovamente sulla polemica nata dopo la sua provocazione sul futuro del Libero Consorzio di Siracusa, respingendo accuse e richieste di dimissioni. Il presidente rivendica i quindici mesi di lavoro alla guida dell’ente, ricordando le condizioni ereditate: abolizione delle Province, dissesto in corso dal 2018 e una paralisi amministrativa che avrebbe segnato l’ultimo decennio.
Giansiracusa sottolinea la riattivazione di cantieri bloccati, il recupero di risorse e l’impegno per “normalizzare una situazione paralizzata”. Colloca in questo quadro la sua provocazione, definita “comprensibile anche a un bambino delle elementari”, chiarendo che non vi è alcuna intenzione di smembrare l’ente né di trasferirlo ad altre province. Accusa invece il consigliere Burti di aver alimentato confusione sul senso delle sue parole.
Il presidente rilancia il confronto politico, chiamando direttamente in causa i deputati Riccardo Gennuso e Carlo Gilistro per discutere dei problemi strutturali e del risanamento dell’ente. A suo giudizio, lo scontro di queste ore segna l’avvio della campagna elettorale, mentre le polemiche sarebbero “sterili e inutili, buone solo per un like sui social”.
Resta sullo sfondo il nodo principale: il futuro di un Libero Consorzio che continua a fare i conti con difficoltà finanziarie, conseguenze del dissesto e carenze di personale e organizzazione.
