Non sono più semplici fessure, ma vere e proprie insidie che mettono a dura prova sospensioni, cerchioni e, soprattutto, l’incolumità dei cittadini. A Siracusa l’emergenza strade non accenna a rientrare e la mappa delle “voragini” si allunga di giorno in giorno, trasformando la guida in una pericolosa gimkana urbana.
Basta percorrere poche centinaia di metri fuori dal centro storico per imbattersi in scenari da dopoguerra. Le segnalazioni arrivano da ogni quartiere, ma alcune arterie sembrano essere state dimenticate dai piani di manutenzione:
Viale Epipoli: una successione di avvallamenti e buche profonde che costringono gli automobilisti a manovre repentine, spesso invadendo la corsia opposta.
Pizzuta e Villaggio Miano: qui le “trappole” si nascondono spesso dietro le curve, diventando invisibili durante i temporali, quando l’acqua piovana le trasforma in laghetti ingannatori.
Zona Umbertina: paradossalmente, a due passi dal salotto buono, il fondo stradale presenta cedimenti strutturali che fanno tremare i mezzi pesanti e i bus di linea.
Se per un’auto la buca significa un passaggio dal meccanico, per i motociclisti e i ciclisti il rischio è ben più alto. Le “voragini” siracusane sono diventate la prima causa di cadute e incidenti autonomi. “Non è più questione di estetica stradale, ma di incolumità pubblica”, lamentano i residenti dei quartieri periferici, dove la manutenzione ordinaria sembra essere diventata un miraggio.
Eclatante è il caso di Corso Gelone e di altre vie limitrofe, dove le radici degli alberi hanno sollevato le mattonelle, creando dossi e crepe che rendono impossibile il transito a chi spinge un passeggino o si muove in carrozzina. Per un anziano, inciampare in uno di questi dislivelli non è un’ipotesi remota, ma un rischio quotidiano. La manutenzione del verde e quella del suolo urbano sembrano non dialogare, lasciando i pedoni a gestire una “giungla” di cemento e radici.
La critica più frequente rivolta all’amministrazione riguarda la modalità d’intervento. Spesso si assiste alla politica del “toppo”: una manciata di asfalto a freddo gettata nella buca che, alla prima pioggia, viene spazzata via, lasciando il cratere più profondo di prima. Un inutile spreco di risorse che non risolve il problema alla radice.
Con l’aumento del traffico legato alla stagione turistica e la mobilità urbana sempre più sotto pressione, Siracusa non può più permettersi di viaggiare a scossoni. I cittadini chiedono a gran voce un piano di rifacimento integrale del manto stradale, partendo dalle vie di scorrimento più martoriate e che non si limiti a “tappare i buchi” ma che restituisca dignità ai percorsi pedonali e veicolari.
L’obiettivo dell’illuminazione a LED, di cui tanto si parla ultimamente, è lodevole, ma a che serve vedere meglio la strada se, una volta illuminata, quella stessa strada resta impraticabile? La “grande luce” dei nuovi progetti deve servire, innanzitutto, a questo: a guardare con estrema attenzione dove mettiamo le ruote e, soprattutto, i piedi. Perché una città moderna si misura dalla sicurezza del suo cittadino più fragile, non solo dalla potenza dei suoi lampioni.
